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Diritto e Psicologia del Lavoro

IL LAVORO LIQUIDO (Articolo a cura della Dr.ssa Laura Quarà)

 

La modifica  del quadro normativo , avvenuta prima con la legge Fornero e poi con il Jobs Act , ha bruscamente  richiamato , oltre a termini quali fungibilita' , flessibilità' , il concetto di perdita del lavoro per cause non necessariamente imputabili alla persona.

 

Il concetto di possibilità' di perdita riconduce inevitabilmente ad uno stato mentale di instabilità, precarietà , di crisi di identità' professionale se non talvolta esistenziale , nel caso in cui ad esempio, un lavoratore perda  l'occupazione e non riesca  a reinserirsi nel ciclo del lavoro attivo.

 

Su questi concetti il contributo più significativo  ci è stato dato da Zygmunt Bauman , il sociologo di origine polacca ed uno dei più noti e influenti pensatori , scomparso recentemente. 

Infatti  si deve a lui l'introduzione del  concetto di " liquidità " nella lettura nei fenomeni sociali (  vedi La società dell’incertezza , Intervista sull’identità , Vita liquida , Amore liquido, Società' liquida ) , di cui la globalizzazione costituisce l’elemento centrale.


Per Bauman la nostra vita sociale è caratterizzata, diversamente dal passato, da una profonda instabilità degli eventi, da mutamenti repentini e imprevedibili, da incertezza esistenziale degli individui, dalla frammentazione delle loro identità. Tutti questi elementi fanno sì che non sia più possibile utilizzare le stesse categorie che sono state impiegate per spiegare la società industriale che egli appunto definisce, in contrapposizione a quella attuale, solida.


Alla base di queste caratteristiche ci sono alcuni grandi fenomeni nuovi: la crisi dei sistemi politici nazionali, la deregolamentazione dei mercati finanziari, lo sviluppo del mercato globale, l’aumento della povertà e delle disuguaglianze a livello planetario, gli effetti dell’applicazione sistematica delle tecnologie informatico-comunicazionali e via dicendo.


La società di oggi affronta uno " stato " ( permanente )  e non più di crisi  ( provvisorio ) , dove i flussi incessanti di merci, capitali, immagini, idee, migranti mettono in stato di precarietà continua l’organizzazione sociale.


Il termine usato da Bauman per descrivere l’insieme di queste situazioni è, appunto, liquido: precario, incerto, flessibile, turbolento, instabile, effimero, volatile, transitorio e via dicendo ne sono sinonimi. Ma l’aggettivo liquido è particolarmente significativo. 

I liquidi, infatti, a differenza dei corpi solidi, non mantengono una forma propria. Essi sono sempre inclini a cambiarla e a muoversi con estrema facilità.

 

È nel tempo che si registrano le diverse posizioni del liquido.

 

Una società, dunque, può essere definita liquida se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano in continuazione e, spesso, prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure: processi, strategie di vita e di lavoro, comportamenti invecchiano rapidamente e diventano obsoleti, prima che gli stessi attori abbiano la possibilità di apprenderne completamente tutte le implicazioni.

 

Il concetto di liquidità applicato al mondo del lavoro , ben si presta alla lettura di un articolo pubblicato sul Bollettino Adapt   il 29 settembre 2015  dove Antonio Orazi richiama l'attenzione sull'emergenza  della crisi del lavoro " dalla quale sono emerse modificazioni irreversibili della vita del lavoro stesso, per molti versi positive, sia per un salutare ritorno alla diligenza dopo l’affluenza dei diritti, sia per un rivalutato senso della collaborazione che non è avulso dalla subordinazione, sia per rinnovati sentimenti comunitari " . 

 

Orazi , nel ritenere che le modifiche all'art. 2013 ex d.lgs. n. 81/2015 ,  non tengano conto di un adeguato esame della realtà , si sofferma anche sul concetto di " subordinazione " ( attraverso il richiamo alla metafora dell’elefante di Lord Wedderburn su questo termine : " è difficile da definire ma facile da riconoscere quando la vedi " ) .

 

All'interno di un quadro di crisi aziendale, di riorganizzazione a scala ridotta o con nuove tecnologie egli ritiene " normali e salutari per la salvaguardia dei posti di lavoro, gli spostamenti di personale da mansioni già impiegatizie a mansioni operaie; sono anche talvolta necessari, specialmente nelle piccole e medie aziende, gli spostamenti di singoli da funzioni di dirigente o quadro a funzioni da impiegato o operaio " 

 

In questo contesto anche il concetto di demansionamento cambia poiche' non solo diventa possibile e legale ( foss'anche per l'obbligo di repechage in alternativa al licenziamento ) e non può più essere addotto come motivo di discriminazione o peggio di mobbing a meno che non venga dimostrato - con onere della prova da parte del lavoratore dell'intenzionalità persecutoria del datore di lavoro - un danno da demansionamento inteso come danno patrimoniale da mobbing ( sentenza Corte di Cassazione , Sez. Lavoro, del 27 gennaio 2017 n. 2148 ) .

 

Questo stato ( strutturale quindi ) ci riporta ad alcune riflessioni : 

 

  • il lavoro non si conquista una volta e per sempre ma  ogni giorno. 
  • il lavoratore  dovrà diventare imprenditore di se' stesso ed avra' bisogno di ricorrere a tutte le sue energie interiori ( resilience ) per poter diversificare le proprie competenze - sia come auto aggiornamento costante sia come opportunità da cogliere all'interno del contesto produttivo di appartenenza - 
  • identita' lavorativa non sarà necessariamente vincolata allo svolgimento di una  mansione e neppure caratterizzata necessariamente dal senso di appartenenza ad una realtà aziendale ma dalla proattività per cogliere nuovi stimoli e dalla capacità di affrontare nuove sfide con una notevole capacità di autodeterminarsi 
  • la centralità del lavoro e' già  - nei millenials o generazione Y - meno sentita e , più strumentale e funzionale all' acquisto di beni , servizi , spazi di vita extralavorativi .

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